LABBRA CHE LASCIANO SENZA PAROLE

di Monika Fabris

La storia di un oggetto di culto, rosso come il fuoco,  l’amore, la passione, il sangue e la guerra.

Puabi di Ur. sovrana e sacerdotessa dell’antichissima città sumera, il cui regno risale al 2500 a.C. è stata la prima donna documentata a dipingersi le labbra di rosso, con una mistura di pietre rosse  e piombo (la biacca). Nella tomba della principessa sumera, Shub-ad, fu rivenuta una piccola scatola d’oro con pennellino, contenente una pasta fatta di polvere rossa, olio di sesamo ed essenza di rosa. In Egitto, all’immancabile biacca tossica, si aggiungevano ingredienti terrificanti come, una sorta di purea di formiche, feci di coccodrilli o sudore di pecora.  Le regine egiziane, estasiate dalla cosmesi, usavano una pasta di  diverse specie di coleotteri e le labbra venivano colorate non solo di rosso ma anche di arancione, indaco e blu. Cleopatra schiacciava personalmente gli insetti per avere la giusta nuance di colore.   Nella Roma Imperiale, il  “purpurrissimum” ottenuto dal solfuro di mercurio, veniva messo anche alle statue degli Dei durante le celebrazioni religiose. Dal IX al XIV secolo, il rossetto fu proibito dai moralisti ecclesiasti poiché, le labbra rosse, erano considerate simbolo di indecenza.  I primi a realizzare rossetti a base di cera d’api, sono stati i cinesi. Usavano oli profumati, sangue di animali e fiori di vermiglio. Ma anche se il rosso delle labbra non conteneva sostanze nocive, il bianco per il viso era tossico, essendo sempre a base di biacca. In Cina e Giappone, la forma che si disegnava sulle labbra aveva un significato. In Cina, cambiava in base alle dinastie mentre, per le Geishe giapponesi, in base al livello della loro esperienza.  Nel tempo si è capito che qualcosa contenuto nei rossetti, stesse provocando danni e morte. Pertanto, intorno al XVI secolo, si iniziò ad usare ingredienti vegetali. Elisabetta I ne era una grande consumatrice. Il suo aspetto sembrava non invecchiare mai, così si diffuse l’idea che il rossetto rosso avesse virtù terapeutiche. Ma il piombo non mancava e si presume sia stata proprio l’abitudine cosmetica della Regina, ad ucciderla. Le sua labbra erano infatti impastate di rosso e riportavano particolari ferite, quando fu ritrovata morta. Forse proprio per questo motivo, i rossetti furono banditi e ritenuti segno di stregoneria.  Insomma il rossetto attraversò secoli in bilico sul filo del proibizionismo. Ma già verso la fine del 1700 in Francia, portare il rossetto rosso e truccarsi abbondantemente, era considerato segno di nobiltà. I volti acqua e sapone erano riservati al popolo e alle prostitute. Ma è stato il cinema a dare una svolta definitiva alla storia del rossetto, verso la fine del 1800. La star francese Sarah Bernhardt infatti, indossava sempre il rossetto rosso. Fu proprio in quel periodo che la moda lo glorificò, grazie alla sua funzione estetica, come modificatore della forma delle labbra

Fino ad allora il rossetto era una pasta semisolida, a base di terra rossa, essiccata al sole e conservata in un fazzoletto di seta o in una scatolina. Finché nel 1910, Roger & Gallet,  produssero il primo stick da labbra in contenitori metallici.  A dare popolarità al rossetto rosso, sono state le suffragette. Con loro, le labbra rosse diventarono simbolo di indipendenza e dell’inizio della lotta per la parità di genere. La crisi economica del ’29 fece ricercare un “pezzetto di lusso” nei rossetti, essendo le donne costrette a rinunciare al resto. Il fenomeno per cui, durante la recessione, la vendita dei rossetti si è impennata è chiamato “The Lipstick Effect”. Le cose cambiarono un po’ con la seconda guerra mondiale. Da una parte Hitler condannò ufficialmente il rossetto rosso, facendolo diventare, in qualche modo, un marchio politico, dall’altra , il fatto che le donne dovessero, per necessità ricoprire ruoli prima solo maschili, fece delle labbra rosse un tentativo per mantenere un aspetto femminile. A guerra conclusa, il 90% delle donne americane indossavano il rossetto rosso. Da quel momento iniziò a diventare la cosa più importante per il look di una donna. Per Frida Kahlo, (che firmava con una macchia di rossetto le lettere a Diego Rivera), e per tutte le star del cinema il rossetto rosso era simbolo di sensualità e desiderio di rivalsa. Marilyn Monroe dedicava molte ore al trucco, ma il suo segno distintivo erano le labbra che valorizzava con il rossetto rosso scarlatto. Poi fu la volta di Rita Hayworth, di Elizabeth Taylor, di Grace Kelly, Ava Gardner, Lana Turner, Joan Collins, di Paloma Picasso che fece del rossetto rosso il suo segno distintivo e negli anni Ottanta lanciò una linea di lipstick in collaborazione con Lancome. Madonna per il suo "The Virgin Tour" (1985) si tinse le labbra con il famoso Russian Red di MAC Cosmetics, un rosso di cadmio più caldo del carminio. Oggi le icone della musica pop, indossando la tonalità di rosso che più si adatta al proprio look, testimoniando che non esiste il rosso perfetto, se non quello con cui ci s’identifica.  "Trova qualcuno che ti rovini il rossetto non il mascara" diceva così la celebre Marilyn Monroe.... nulla di più saggio e augurabile. Ma oggi, con la micropigmentazione possiamo avere labbra da sogno anche dopo una notte di passione intensa.   Il trucco semipermanente dona un effetto volumizante, conferisce equilibrio a labbra irregolari, camuffa cicatrici e rimane inalterato tutto il giorno. Inoltre una nuova generazione di pigmenti, completamente sintetici, prodotti con base d'acqua e glicerina, sono stati creati per uso esclusivo della mucosa labiale. Assicurano la completa assenza, anche solo in tracce, di sostanze nocive come Ossidi di ferro, Nichel e metalli pesanti,  garantiscono alta stabilità del colore e una degradazione uniforme nel tempo. Nei primi dieci secondi dalla conoscenza di una donna un uomo fissa le sue labbra. Le donne conoscono questa verità e desiderano da sempre labbra che lasciano senza parole, ma infiniti sospiri d'amore....

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