IL TATUAGGIO E LA SUA STORIA

di Monika Fabris
Il tatuaggio è  un'arte alla quale è difficile dare un’età precisa perché affonda le sue radici in epoche molto molto lontane. Sembra che esiste da ben 12 mila anni prima della nascita di Cristo ed è stato praticato costantemente nel corso dei secoli da svariate civiltà. Tatuare la pelle, ha accompagnato e accompagna l'uomo nella sua esistenza. Praticato da uomini e donne, giovani e anziani provenienti da ogni parte del mondo ciò che accomuna tutte le tipologie di tatuaggi è il significato per il singolo individuo o per un gruppo. Il significato è la chiave di ogni tratto di pigmento che colora la pelle e può essere qualsiasi cosa: un simbolo, un credo, un amuleto, una terapia, una prova, può rappresentare un rito di passaggio, un marchio distintivo, un ricordo che non vogliamo cancellare dalla dalla nostra vita; può essere un metodo per allontanare il male, curare una malattia o per esternare un pensiero.... Per incidere la pelle, a seconda delle popolazioni, sono stati usati strumenti di ogni tipo: sottili canne appuntite di bambù, denti di squalo, punte di ferro, aste di ottone tagliate trasversalmente, aghi fissati su bacchette di legno sottili... Mentre per pigmentarla si è fatto uso di inchiostri, carbone, metalli, il nero fumo di oli, noci di cocco e di bancoul, resine di alberi e copertoni di ruote bruciati. Fu James Cook, celebre navigatore britannico, a far conoscere al mondo occidentale intorno al 1770, i capolavori dei tatuaggi polinesiani. Ma nell'immaginario collettivo occidentale, la pratica di pigmentare in maniera permanente il corpo, è stata considerata un rituale primitivo, selvaggio se non anche barbaro, tanto da suscitare sentimenti a volte positivi altri negativi.

Per tutto il secolo scorso sono stati il marchio di minoranze etniche, marinai, veterani di guerra, malavitosi, carcerati... e considerati indice di arretratezza e disordine mentale. Negli anni '70 e '80 i punk e i bikers usano il tatoo come simbolo di ribellione alle ideologie moraliste della società. Oggi il tatuaggio vive un momento di grande rinascita, liberandosi finalmente  dai pregiudizi che per decenni lo hanno intrappolato.  Questa tradizionale forma d'arte si è quindi evoluta in popolarità e creatività, ma anche in  metodologia e strumentazione. Che abbia valenza puramente estetica, o che sia impresso a ricordo di un momento importante della propria vita, non importa!
Ha una dimensione storico sociologica che ha presa nella psiche dell'uomo e grande importanza dal punto di vista emotivo. Ecco che l'evoluzione di un'arte selvaggia si trasforma con il tempo in trattamenti di micropigmentazione paramedicale, volti a migliorare la qualità della vita e l’autostima delle persone sottoposte a tali trattamenti. La micropigmentazione è un nuovo settore che si avvale di strumentazioni avanzate e di procedure che  garantiscono igiene e sicurezza ai clienti e agli operatori. La tutela delle persone è la mia principale preoccupazione. Oltre ad essere professionalmente formata, molta attenzione pongo ai bisogni e alla sensibilità  di chi si affida a me. Consapevole dei disagi che spesso procurano alcune imperfezioni, avendone vissute in prima persona, prima di strumenti sterili e pigmenti atossici, metto il cuore in ogni trattamento.

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